Pianta antichissima, originaria della Persia e dell’Africa Settentrionale, era già conosciuta nell’antico Egitto, ma le sue prime tracce risalgono addirittura all’epoca del bronzo e del ferro: sono state probabilmente i primi legumi consumati dall’uomo, perché non necessitavano del fuoco per essere preparate e mangiate, al contrario di quanto accade per fagioli, piselli, ecc., che hanno bisogno di subire una cottura per divenire commestibili.
Attualmente se ne coltivano diverse varietà, con semi di differenti grandezza e colore. Il loro consumo in Italia è stato notevole fino all’inizio del secolo, poi è andato gradualmente calando.
In certe zone (Mezzogiorno, Sicilia) sono consumate come frutta, oppure allo stato secco in minestre con pasta o verdure.
Il consumo di fave, in particolar modo di quelle fresche può provocare il favismo, una forma di anemia da fragilità dei globuli rossi che insorge solo in persone predisposte geneticamente.
Il favismo è diffuso nel bacino del Mediterraneo e particolarmente in Sardegna.

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